CAMORRA, MESTRE CONFESSA : «SAPEVO DEI VOTI»

  • venerdì 15 marzo 2019

Dopo che il Tribunale del riesame di Venezia ha rigettato il ricorso presentato, l'ormai ex sindaco di Eraclea, ha ammesso di essere stato informato che i cento voti grazie ai quali ha vinto le elezioni nel 2016 erano quelli riferibili a Luciano Donadio, il boss del clan dei casalesi. Confessione arrivata dopo che il sostituto procuratore Terzo gli ha mostrato le dichiarazioni rilasciate in precedenza su chi l' aveva aiutato nella campagna elettorale, e che ora è sotto accusa con lui. Emanuele Zamuner, infatti, ha messo a verbale di essersi materialmente occupato di raccogliere i voti messi a disposizione da Donadio: prima per se poi per l'amico Mestre quando era chiaro che sono si sarebbe candidato. Ora i legali dei due, punteranno sull'utilità che il politico deve promettere in cambio del voto, senza cui non si configura alcun reato. Sosterranno la tesi secondo cui non vi è alcuna prova di una promessa fatta al boss dei casalesi prima delle elezioni. Il pm Terzo, però, sostiene che nel caso di voto di scambio non vi sono contratti scritti, e che il successivo appoggio del Comune per l'impianto di biogas che interessava a Donadio costituisce l'utilità richiesta. E mentre a Eraclea riprende la raccolta firme in favore di Mirco Mestre, già giunta a quota 500, una delegazione di parlamentari del Pd della Commissione Antimafia lunedì sarà a Venezia e a Eraclea per una serie di incontri sul territorio. Abbiamo voluto iniziare da qui, hanno dichiarato, per testimoniare il nostro impegno ai cittadini e anche per approfondire un fenomeno che appare per certi versi inedito. Nelle prossime settimane visiteremo altri luoghi e comunità e incontreremo le associazioni antimafia per conoscere i problemi e ascoltare da loro proposte per affrontare la criminalità organizzata in questa fase".