LA "DIFESA" DEI BOLOGNINO E LE INTIMIDAZIONI A IMPRENDITORI E ARTIGIANI

  • mercoledì 13 marzo 2019

Così, nell'aprile 2013, Michiele Bolognino, ora in carcere insieme al fratello Sergio, raccontò dell'aggressione denunciata pochi giorni prima da Stefano Venturin e dalla moglie Mariagiovanna Saltolini,all'epoca presidente e direttore generale della Gs Scaffalature di Galliera Veneta. Pochi giorni dopo il pestaggio, organizzarono una conferenza stampa per difendersi dalle accuse: nessun metodo mafioso, dissero, per impossessarsi dell'azienda, quando ormai il caso era arrivato addirittura all'attenzione del Parlamento. Parlò addirittura di discriminazione, Bolognino,e di episodio che rischiava di minare il futuro dell'azienda dell'alta padovana. Michele e Sergio Bolognino sono oggi considerati i vertici della cosca, che si muoveva nel territorio con estorsioni, intimidazioni, minacce. Addirittura pestaggi e sequestri. Un'organizzazione, quella legata alla 'ndrangheta calabrese, che avvicinava imprenditori in difficoltà, con la promessa di un aiuto. Ma usavano metodi intimidatori anche semplicemente con chi aveva a che fare con loro per lavoro. Dal titolare di un autonoleggio Padovano minacciato di venir "squagliato nell'acido" all'artigiano di Sernaglia della Battaglia che doveva fornire loro i mobili per la casa di Tezze sul Brenta, accherchiato da una decina di energumeni che gli hanno ingiunto di consegnare il materiale con puntualità. Fino all'imprenditrice padovana sequestrata per due ore in azienda per costringerla a cedere il 50% delle quote della sua società.